Assalto al cielo

Assalto al cielo. Ho fatto per curiosità un veloce viaggio nella rete e ho trovato tante cose: un film del 1950 con Humphrey Bogart, un blog di oggi così intitolato, un articolo intitolato La tirannica liberazione” in cui l’autore scrive: “Appartengo alla generazione di chi è nato dopo, ma non abbastanza” scrive l’autore (io invece avevo già sedici anni, si parla del ’68 ovviamente), che poi aggiunge:  “… tutto era stato già fatto, e a noi non restava che convivere con questo ingombrante fantasma. Non si poteva rifare il ’68, ma non si poteva nemmeno fare niente di troppo diverso…”.

Tema complesso assai. Ciò che più mi pare difficile è come ri-trovare l’angolazione giusta per iniziare a ri-guardarci dentro, senza deformazioni: “con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia, ma colpisco un po’ a casaccio perché non ho più memoria” cantava De Andrè in Coda di Lupo tra il ’77 e il ’78. Ho trovato anche un film  documentario del 2016, preparato per il quarantennale del 1977, ed infatti è una foto di questo anno che utilizza il quotidiano il Manifesto per parlarne: una foto nella quale sembra che l’assalto, se così si vuole chiamarlo anche in questo caso, si sia consumato tutto in strada in un solo mattino.

Ben diverso il tipo di assalto raccontato in un libro con questo titolo e dedicato alla storia dell’operaismo. Su un altro libro ancora, uscito sempre nel quarantennale ma del ’68, compare invece la testa ricciuta di Angela Davis, sopra la quale svetta un sorridente pugno chiuso. Qui il titolo è un altro: “Cosa Vogliamo? Vogliamo tutto”, naturalmente. E questo slogan, Vogliamo tutto, onnipresente oramai tanto nei pensieri più arditi quanto, mi sembra, negli stereotipi più comuni riferiti all’epoca, divenne allora, nel momento del suo fulgore, anche il titolo di un romanzo di Nanni Balestrini  pubblicato a ridosso dell’autunno caldo: il messaggio è che il lavoro fa schifo ed è meglio abolirlo, ecco dunque un’altra angolazione ancora di questo assalto al cielo. E con le canzoni, potremmo aprire un’ulteriore capitolo sull’argomento.

Si potrebbe continuare a lungo. Con più calma, magari. Questa intanto la canzone, con lo stesso titolo, composta insieme a Silvano Staffolani per accompagnare le presentazioni di ‘E Riavulille:

 

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